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Gli enormi zaini dei quattro attivisti ostruiscono lo specchietto retrovisore del veicolo che li trasporta in Trentino. La grande spedizione climatica programmata due anni prima sta finalmente per partire – ammortizzatori affaticati permettendo. Una sola potente immagine anestetizza questo entusiasmo: il greto del Po, parallelo alla strada che percorrono, è privo di acqua; il suo livello è il più basso dal secondo dopoguerra e il razionamento idrico è un provvedimento che ormai tutti riconoscono come inevitabile. L’estate è appena iniziata eppure le incandescenti masse d’aria africane, ormai abitualmente battezzate con nomignoli da mitologia infernale, sono già arrivate.

Abbiamo iniziato in sette, online e confinati in Italia. Oggi tutto è cambiato: siamo più di quaranta e sette di noi stanno per iniziare ufficialmente la spedizione concepita per aumentare la sensibilità riguardo alle tematiche inerenti all’emergenza climatica. Eccoci, non senza fatica, sul ghiacciaio della Marmolada, emblema delle innumerevoli problematiche che affliggono il nostro paese a livello ambientale -il restringimento da cui è affetto aumenta ogni anno in maniera esponenziale. Attraverseremo poi il confine per entrare in Slovenia, e realizzeremo, proprio a partire dalla capitale Lubiana, una serie di incontri e interviste che ci porteranno attraverso i Balcani, la Turchia e il Caucaso. Realizzeremo infatti un documentario che racconti i cambiamenti climatici attraverso gli occhi delle persone che incontreremo. La spedizione terminerà sulle rive del Mar Caspio, a Baku, in Azerbaijan.

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